Le manuscrit géorgien H 2123
I. Du Samedi de Lazare à la Pentecôte.
C. Renoux (ed.)
180 x 265 mm, 2008, Paperback, Brepols
EUR 65.00
Dès sa fondation en 483, le Couvent de Saint-Sabas s'est trouvé placé dans la dépendance de la liturgie grecque de la Ville Sainte : l’ordination sacerdotale de Sabas, premier higoumène de la Grande Laure, par l’évêque Sallustios de Jérusalem, et la dédicace par ce dernier de la première église du Couvent du désert de Judée, y ont implanté les textes grecs de la liturgie hagiopolite du Ve siècle. Traduits en géorgien par les moines qui s'y trouvaient déjà à cette époque, les hymnes du culte hiérosolymitain ont été conservés en cette langue par de nombreux manuscrits. Ecrit sur papyrus et parchemin, le H 2123 du IXe-Xe siècle, conservé à l’Institut des Manuscrits K. Kekelidze de Tbilisi, est le plus ancien témoin de l’hymnographie hagiopolite pascale, comme le manifestent ses liens avec la version géorgienne du Lectionnaire de Jérusalem du Ve-VIIIe siècle, mais aussi le premier exemple d’une adaptation de cette hymnographie cathédrale à un contexte monastique.
Per tre anni grandi lavori di restauro bloccano l'accesso alla più preziosa biblioteca del mondo. In compenso essa ha aperto un nuovo sito internet. Con le immagini di molti suoi celebri manoscritti.
di Sandro Magister.
ROMA, 25 luglio 2008 – Da più di un anno la Biblioteca Apostolica Vaticana è chiusa per lavori. E lo rimarrà per altri due, fino al 2010. Non è poco per una Biblioteca che è unica al mondo per il numero e la qualità delle opere conservate: più di 150.000 volumi manoscritti, più di un milione di libri stampati tra i quali 8.300 incunaboli, più di 300.000 monete e medaglie, più di 70.000 stampe e incisioni.
Il blocco non è totale. Tutti i manoscritti, ad esempio, hanno dovuto essere spostati dai rispettivi scaffali, ma un laboratorio per il loro restauro continua a funzionare. E funziona anche quello per le riproduzioni fotografiche dei testi, per le quali continuano ad arrivare da tutto il mondo numerosissime richieste.
In ogni caso resta sbarrato l'accesso alle sale di consultazione, precedentemente visitate da una media di 150 studiosi al giorno.
In compenso, è stato attivato da un mese un nuovo sito internet della Biblioteca, in italiano e in inglese:
Biblioteca Apostolica Vaticana
Il nuovo sito fornisce le notizie sullo stato dei lavori. Ma soprattutto dà accesso ai cataloghi delle opere conservate nella Biblioteca. La novità principale è che al catalogo degli stampati è stato aggiunto anche un catalogo dei manoscritti. Per ora contiene una limitata raccolta di dati. Ma è già corredato – per i manoscritti di cui si forniscano descrizioni complete – da una scelta di immagini liberamente consultabili dal lettore.
Altra cosa, rispetto alla Biblioteca, è l'Archivio Segreto Vaticano. Esso raccoglie i documenti che riguardano il governo centrale della Chiesa cattolica. È chiamato "segreto" perché è l'archivio privato del pontefice. Lui solo ne ha la proprietà, ne stabilisce le norme, ne decide l'apertura alla consultazione.
Oggi esso è consultabile fino a tutto il pontificato di Pio XI, cioè fino al 1939. La successiva apertura, quella relativa al pontificato di Pio XII, ne renderà libero l'accesso fino al 1958, ma un'ampia selezione di documenti degli anni della seconda guerra mondiale è già stata resa pubblica da tempo.
Ogni giorno frequentano l'Archivio Segreto tra 50 e 80 studiosi di tutto il mondo. Gli oltre due milioni di documenti raccolti occupano 80 chilometri lineari di scaffali.
Tornando alla Biblioteca, nel 2010, quando sarà riaperta, sarà anche pubblicato il primo volume di una sua storia, dedicato al periodo da Niccolò V a Clemente VII, cioè all'arco di circa 80 anni che videro la nascita della moderna Biblioteca, in pieno Rinascimento.
Da "L'Osservatore Romano", 25 giugno 2008.
Le origini della Biblioteca Apostolica Vaticana possono essere ricondotte al IV secolo, periodo al quale viene fatto risalire lo "scrinium" della Chiesa romana, che serviva tanto da biblioteca quanto da archivio. Dalla fine del secolo VIII compare la figura del "bibliothecarius", che assume anche le funzioni del cancelliere.
La prima biblioteca e il primo archivio dei papi vennero dispersi, per ragioni non ancora ben conosciute, nella prima metà del XIII secolo. Nuove collezioni di quel secolo, delle quali esiste ancora un inventario redatto sotto Bonifacio VIII, furono spostate dopo la sua morte prima a Perugia, poi ad Assisi e ad Avignone, con gravi perdite. Fu in Francia che Giovanni XXII cominciò la costituzione di una nuova biblioteca che, entrata nel secolo XVII nella collezione della famiglia Borghese, ritornò nel 1891 alla Santa Sede.
Fondatore della moderna Biblioteca Vaticana fu Niccolò V (Tommaso Parentucelli), eletto il 6 marzo 1447. Egli trovò già in Vaticano circa 350 codici latini, alcuni greci ed ebraici, che sono descritti in un inventario redatto sotto il suo predecessore Eugenio IV. Da questa eredità e dai suoi propri libri si originò la raccolta, che Niccolò V incrementò con larghezza, ordinando l'acquisto di manoscritti e la trascrizione di altri. Alla sua morte (24 marzo 1455) la raccolta pontificia era la maggiore d'Europa con i suoi circa 1500 codici.
Successivamente Sisto IV, con la bolla "Ad decorem militantis Ecclesiae" del 15 giugno 1475, la dotò di rendite e nominò il bibliotecario nella persona di Bartolomeo Platina. I codici salirono nel 1475 a 2527 e a circa 3500 nel 1481, quando fu allestita una nuova sede al pianterreno del palazzo di Niccolò III con ingresso sul Cortile del Pappagallo e prospetto sul Cortile del Belvedere.
Nel 1587 Sisto V incaricò l'architetto Domenico Fontana della costruzione dalle fondamenta di una nuova e più ampia sede. L'edificio, che ospita tuttora la Biblioteca, sorse sulle scalee divisorie tra il Cortile del Belvedere e quello detto ora della Biblioteca; nel piano più alto si trova la grande aula a due navate, lunga settanta metri e larga quindici, detta oggi Salone Sistino, che fu destinata a contenere le raccolte.
Al principio del secolo XVII, sotto papa Paolo V, la parte propriamente documentaria fu distaccata dalla biblioteca per dare origine all'Archivio Segreto Vaticano. Con il secolo XVII si iniziò l'aggregazione di intere biblioteche, di origine principesca o privata, rimaste in molti casi distinte dagli altri fondi aperti, creando appositi fondi chiusi di manoscritti e stampati. All'erudizione del secolo XVII si deve il disegno di pubblicare un catalogo completo dei manoscritti conservati nella biblioteca. Ma la fine del secolo portò a un depauperamento delle raccolte per il tributo di guerra imposto dalle armi francesi e napoleoniche. Una gran parte dei libri e oggetti asportati fu poi restituita nel 1815.
Caratteristico del secolo XVIII fu il sorgere e l'incremento nella Biblioteca Vaticana di collezioni antiquarie e artistiche. In primo luogo il Medagliere, arricchito nel 1738 con l'acquisto della raccolta di medaglioni romani e greci del cardinal Alessandro Albani, allora la maggiore esistente dopo quella del re di Francia.
Nel XIX secolo, invece, si arricchirono le collezioni di stampati. Sotto Leone XIII (1878-1903) si avviò un processo di modernizzazione che ebbe quale autentico protagonista il prefetto, poi cardinale bibliotecario, Franz Ehrle, al quale si deve l'adozione delle dettagliate regole per la catalogazione a stampa dei manoscritti, rimaste in vigore fino a oggi.
Firmato l’accordo fra il Ministero e Cei per il collegamento delle Biblioteche ecclesiali con il sito del Sistema bibliotecario nazionale italiano che consentirà un accesso ai cataloghi delle istituzioni religiose.
Mimmo Muolo
da Avvenire, Mercoledì 30 luglio 2008.
[…]. Una convenzione in tal senso è stata firmata ieri a Roma nella sede del Ministero per i Beni Culturali, nel corso di una breve cerimonia. Già alla fine del 2006 era stato firmato un accordo in materia di descrizione bibliografica e trattamento delle raccolte appartenenti alle biblioteche ecclesiastiche. Nel frattempo è stato costituito un Polo di queste ultime, cui hanno finora aderito 85 biblioteche, la metà delle quali diocesane. Le stesse che entrano ora in SBN. Con la nuova convenzione, da una parte gli utenti potranno accedere ai libri contenuti nelle biblioteche ecclesiastiche della Penisola; e dall’altra i bibliotecari di queste ultime potranno inserire le proprie schede librarie nella grande banca dati creata dallo Stato.
E poiché nelle biblioteche ecclesiastiche ci sono 25 milioni di volumi, un milione e mezzo dei quali già informatizzati, ci si può rendere facilmente conto della portata dell’accordo.
Un patrimonio in 4000 siti.
In Italia sono circa 4000 le biblioteche ecclesiastiche. Si tratta di strutture appartenenti a diocesi, parrocchie, ordini religiosi ed altre istituzioni ecclesiastiche con un patrimonio librario complessivo di 25 milioni di volumi. Recentemente, anche in vista dell’ingresso nel Servizio bibliotecario nazionale (SBN), è stato costituito il Polo delle biblioteche ecclesiastiche (PBE), cui hanno aderito finora 85 biblioteche, la metà delle quali diocesane.
Grazie a Gonzalo per la segnalazione.
Una donazione svedese per i manoscritti della regina Cristina custoditi nella BAV.
Paolo Vian.
da L'Osservatore Romano, Mercoledì 30 Luglio 2008
La conversione della regina Cristina di Svezia (1655) provocò un’enorme impressione nell’opinione pubblica europea. Il ritorno alla chiesa cattolica della figlia di Gustavo II Adolfo Vasa, uno dei campioni del protestantesimo scandinavo, eroe della guerra dei Trent’Anni, il temibile eroe che aveva sbaragliato le truppe del Tilly giungendo fino a Monaco, era sentita come la prova più eloquente che la Chiesa di Roma era sempre e comunque al centro dello scenario dal quale gli sviluppi politici, militari, diplomatici e culturali – consacrati nella recentissima pace di Westfalia (1648) – volevano estrometterla.
[…]
Certo consapevole di tutto questo Alessandro VII (l’antico nunzio a Colonia Fabio Chigi che si era rifiutato di accettare le conclusioni della pace di Westfalia) inviò incontro a Cristina l’amburghese Lucas Holste, allora primo custode della BAV, per ricevere la sua professione di fede. Anche lui convertito, anche lui partecipe, nei suoi diversi soggiorni europei, delle esperienze del “libertinismo”, ma infine giunto al porto sicuro della fede cattolica, anche lui appassionato di manoscritti e stampati. […]. Il bibliotecario vaticano avrebbe desiderato che i manoscritti di Cristina confluissero nel “grande oceano” delle collezioni vaticane; e a tal fine non lesinò impegni e cure, con la stessa sottile accortezza che qualche anno dopo, nel 1657, mise in opera per guadagnare alla biblioteca dei papi la collezione dei duchi di Urbino.
[…]. I manoscritti di Cristina non sono infatti una bibliotheca come le altre ma, in qualche modo, una bibliotheca bibliothecarum, una collezione nella quale, come un insieme di scatole cinesi, sono confluite altre biblioteche, specchio di mondi diversi. Il primo nucleo della raccolta è costituito da manoscritti provenienti dalle collezioni reali svedesi, arricchite dal bottino di guerra accumulato dal padre della regina durante la guerra dei Trent’Anni in Germania, Boemia e Moravia. Ma grazie all’industriosa intraprendenza dei suoi bibliotecari la raccolta di Cristina si incrementò con acquisti di altre collezioni, come quelle di Ugo Grozio, di Paul e Alexandre Petau (almeno 1500 manoscritti in parte provenienti dai monasteri francesi saccheggiati dagli Ugonotti durante le guerre di religione in Francia), di Jean e Pierre Michon Bourdelot, di umanisti francesi […], ma anche di collegi universitari (come quello della Sorbonne) e di ecclesiastici, come quel card. Georges d’Amboise che aveva riunito i manoscritti dispersi anche dalla biblioteca degli Aragonesi di Napoli.
Alla morte della regina la biblioteca di Cristina fu venduta agli esecutori testamentari […]. Gli stampati si dispersero miseramente in varie direzioni, mentre i manoscritti – latini, greci e orientali, furono acquistati dal bibliofilo cardinale Pietro Ottoboni senior, divenuto Papa nell’ottobre 1689 col nome di Alessandro VIII. […]. Il papa veneziano scelse però per la sua biblioteca privata prima 214, poi altri 26 manoscritti, mentre 72 codici furono destinati all’Archivio Vaticano. […] I codici della Regina asportati tornarono comunque in Vaticana per vie diverse […].
La situazione originaria della collezione cristiniana fu ulteriormente alterata dall’inserimento di manoscritti, fra Settecento e Ottocento, in epoche evidentemente prive delle successive preoccupazioni per l’integrità storica delle collezioni […].
Nel complesso, circa 320 manoscritti, che si affiancano ora nei fondi intitolati a Cristina (i Reginesi latini con 2123 segnature e i Reginesi greci con 190 segnature) ai manoscritti cristiniani senza in realtà avere nulla a che fare con essi. […] Insomma, un complicato puzzle le cui tessere generazioni di studiosi e di ricercatori da secoli stanno cercando di ricomporre.
Dopo qualche giorno di vacanza, siamo tornati in "Redazione". Riprendiamo subito con un paio di articoli apparsi sui quotidiani di oggi.
Buone vacanze a chi è ancora in viaggio!
Diponibile la raccolta di tutti i numeri di MEL su Cd-Rom (I/1980 - XXII/2001).
Editors Claudio Leonardi and Lucia Pinelli. Project by Emiliano Degl'Innocenti and Anna Vallaro
isbn 978-88-8450-236-0
Licenza individuale: € 3.100,00 + iva
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CD-MEL 2 è la versione elettronica di Medioevo latino. Bollettino bibliografico della cultura europea da Boezio a Erasmo (secoli VI-XV), una bibliografia informativa, annuale, che dà notizia della produzione medievistica dell'anno precedente. L'archivio di CD-MEL 2 contiene 145.000 record, corrispondenti a tutte le schede pubblicate nei volumi a stampa di Medioevo latino, dal numero I (1980) al XXII, al numero XXII (2001). Le informazioni, rese ora disponibili in formato digitale da CD-MEL 2, non si limitano ad un semplice, per quanto esteso, elenco di titoli: per ciascuno dei contributi segnalati viene infatti fornito un riassunto orientativo del contenuto. Ogni scheda in Medioevo latino, e dunque ogni record presente in CD-MEL 2, è il risultato dello spoglio sistematico, completo e diretto di libri, riviste e bollettini inerenti la latinità medievale e in genere la cultura e la storia medievale. Tale spoglio è condotto da oltre settanta collaboratori, facenti capo a diciannove redazioni, di cui undici italiane, a cui si aggiungono numerose collaborazioni speciali in Italia ed all'estero. L'accesso ai dati contenuti nel CD-MEL 2, disponibile per sistemi Windows (98/ME, NT4/2000/XP, Windows 2003 Server e Vista), Linux, Macintosh (OS X), e per altri dispositivi dotati del supporto java (JRE 1.4.1 o versioni successive) è reso possibile da una interfaccia grafica multilingue (italiano ed inglese) semplice e funzionale, che consente di utilizzare strumenti per la ricerca di base o effettuare ricerche avanzate sulla banca-dati. Il programma - che non richiede installazione e può essere utilizzato in ambiente di rete - consente in qualsiasi momento di accedere ad una guida sintetica che ne descrive il funzionamento, e fornisce una serie di informazioni aggiuntive nella barra di stato.
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